C.D.A. legatoria sociale, boom di fatturato e lavoratori PDF Stampa Scrivi e-mail
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Martedì 17 Luglio 2012 13:45

Bilancio in rosso, anzi in profondo rosso, tre anni fa. Poi la svolta. Da una perdita di quasi 60mila euro a 29mila euro di utili l’anno scorso e di 35mila l’anno prima. E il 2012 che a giugno ha eguagliato il fatturato del 2011. Con un capannone nuovo di zecca da oltre mille metriquadrati al posto del vecchio di soli 200.

 

 

Il segreto? “Be’, tante cose… la principale, che ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: ci proviamo ancora? E allora testa bassa a lavorare, ma bene, senza i paraocchi, puntando tutto sulla qualità” spiega Paola Marchina, consigliere di amministrazione della cooperativa sociale di inserimento lavorativo C.D.A. di Cernusco sul Naviglio (Milano), legatoria e servizi per la stampa.

 

Le fa eco il presidente, Gioachino Piazza, di corsa tra produzione e scrivania. “Per la crisi tanti hanno chiuso la produzione continuando solo come intermediari, ma qualcuno che produce e si sporca le mani ci vuole. E quelli siamo noi!” E subito aggiunge: “Paola, sabato mattina ci vediamo alle 6 che andiamo a Torino a vedere quell’altra macchina?” Già perché per lavorare ci vogliono investimenti, ma con fallimenti e liquidazioni che si inseguono, i macchinari vengono via a prezzi da saldo.

 

“Delle macchine le abbiamo prese dalla liquidazione di un’impresa nostra cliente e abbiamo pure ingaggiato il titolare per farci da addetto commerciale” continua Paola Marchina. “A Torino andiamo a vedere una incelofanatrice automatica per far fronte a una nuova commessa”.

 

E i finanziamenti? “Mano al portafoglio. Di noi soci. Abbiamo alzato la quota sociale da 25 euro a 500, altri 52mila sono arrivati dal fondo Jeremie. Ventimila da soci sovventori e poi tre edizioni del bando Emergo della provincia, l’ultimo, di 35mila euro. Ci siamo impegnati ad assumere tre persone svantaggiate, per due è andato tutto bene, per la terza è da un mese che aspettiamo il via libera dal tribunale di sorveglianza, speriamo…” confida Paola Marchina.

 

Certo, la crisi c’è. “Stamattina è arrivata la raccomandata da un cliente. Ci dice: ho portato i libri in tribunale. Tradotto: dei 20mila euro che vi devo, ne vedrete forse un quarto. Chissà quando” commenta amara Paola Marchina che aggiuge “ci sono già altri 10mila euro di cui non conosciamo la sorte…”

 

Investimenti e nuove attrezzature non portano però da soli nuove commesse. “Gli aspetti commerciali sono fondamentali ma non bastano. Abbiamo ripensato la nostra offerta, puntato tutto sulla qualità e su servizi aggiuntivi, grazie anche all’aiuto di un nostro socio volontario, dirigente di numerose importanti aziende oggi in pensione. Di legatorie ce ne sono tante, ma noi offriamo un servizio di controllo qualità particolarmente gradito. E che facciamo pagare. Poi è necessario capire chi è e cosa vuole il cliente e fidelizzarlo: ad esempio abbiamo lavorato per mesi sottocosto per un’importante stampatore e al momento giusto gli abbiamo inviato i nuovi listini. Centro! Hanno risposto per e-mail, una sola parola: Ok. Loro sono dei giganti e noi delle formiche, ma che lavorano sodo e non mancano mai un impegno” spiega Paola Marchina.

 

C.D.A. non ha certo dimenticato il suo obiettivo principe: dare lavoro a persone svantaggiate. “Nel 2012 abbiamo assunto quattro persone delle quali due svantaggiate. Ora siamo 13 soci-lavoratori dei quali ben otto svantaggiati e, detto per inciso, nessun lavoratore non socio” precisa il presidente Piazza. “Quando acquisiamo un nuovo cliente, viene in cooperativa e resta meravigliato di quanto facciamo con persone alle quali nessuno offrirebbe mai un posto di lavoro. Spesso ci dice: se ho altro lavoro lo do sicuramente a voi” racconta Piazza.

 

“Con le grandi imprese non è così” interviene Paola Marchina. “Parli solo con manager rampanti che hanno come unico scopo dimostrare che sono capaci a tirar giù i prezzi e fare business… Che tristezza… E magari prendono pure delle cantonate micidiali, come quel cliente al quale abbiamo detto che il 60% delle brochure che ci avevano dato da rilegare era da scartare perché stampato male. Erano per un loro nuovo cliente, un prodotto d’alta gamma… Hanno dovuto ristamparle in una notte! Chissà quanto gli è costato” racconta Paola Marchina. Che aggiunge: “l’applicazione dell’art. 14 è stato il motivo di alcuni incontri con aziende del settore con l’obbligo di assunzioni, per le quali è stato loro concessa la possibilità di “diluirle” nel tempo; per ora siamo in attesa dell’evoluzione”.

 

Dal 2000 a oggi sono passati inoltre da C.D.A. 256 persone tra tirocini, borse lavoro e stage, delle quali 59 hanno trovato lavoro al termine della permanenza in cooperativa. “Ci vengono segnalate dai servizi di inserimento lavorativo e dai servizi sociali dei comuni” spiega Paola Marchina. “Offriamo percorsi personalizzati di inserimento lavorativo con particolare attenzione alla valutazione delle capacità lavorative e insegniamo loro a ‘stare’ sul posto di lavoro. Purtroppo le assunzioni al termine del percorso sono decisamente diminuite, mentre aumentano le richieste da parte dei servizi sociali, tanto che per soddisfarle, adesso, proponiamo inserimenti part-time”.

 

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