Brianza, 800 cooperative, 10 mila addetti e l'80% dell'assistenza PDF Stampa Scrivi e-mail
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Martedì 27 Novembre 2012 08:32

Oltre 800 cooperative attive, diecimila addetti, quasi l’80% dei lavoratori dell’intero settore dell’assistenza sociale non residenziale e oltre la metà di quelli della sanità e dell’assistenza sociale, un terzo degli addetti complessivi del trasporto e magazzinaggio. Sono i dati principali della presenza della cooperazione in provincia di Monza e Brianza - presenza antica - fotografata dalla ricerca presentata lo scorso 22 novembre a Monza e voluta da Confcooperative Unione interprovinciale Milano, Lodi, Monza e Brianza.

 

La prima ricerca approfondita effettuate sulle cooperative brianzole e realizzata in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, la Camera di commercio e la Cisl briantee.

 

Una presenza forte, quella delle cooperative in Brianza, che fanno della provincia di Monza un’area “sociale” - ha affermato il presidente della provincia Dario Allevi intervenuto alla presentazione della ricerca - perché le cooperative “operano l’inclusione sociale e lavorativa di persone deboli, quelle che nella crisi rischiano di pagare di più, in misura di 25 volte le imprese profit” e se “la provincia di Monza e Brianza segna un saldo positivo di 3 miliardi nell’export” è fondamentale “che nessuno resti indietro perché i costi sociali sarebbero ingentissimi”, annunciando inoltre un prossimo intervento a favore della diffusione della riserva sociale negli appalti pubblici.

 

Parole alle quali ha fatto eco Giuseppe Meregalli, vicepresidente della Camera di commercio di Monza e Brianza: “Con 90mila imprese piccole e piccolissime che fanno il nerbo dell’imprenditoria brianzola, la cooperazione rappresenta quello spirito nuovo capace di dare qualità all’impresa, dà lavoro e costruisce welfare, ed è un antidoto a quel sistema di economia cattiva che colpisce i più deboli. Qui, imprese, consorzi, cooperative, reti d’impresa lavorano quotidianamente gomito a gomito, moltiplicando gli effetti positivi. Senza dimenticare la rete delle Banche di credito cooperativo e delle Casse rurali: fondamentali per lo sviluppo e grande risorsa del sistema locale”.

 

Sulle cooperative “motore di sviluppo locale” si è soffermato il sindaco di Monza Roberto Scanagatti, auspicando che la crisi venga combattuta con una nuova assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e del mondo produttivo e del lavoro.

 

Mondo produttivo e del lavoro presente in toto all’iniziativa di Confcooperative: da Confindustria, Confartigianato e Confapi ai sindacati - Cisl e Cgil - da Compagnia delle opere al Centro servizi per il volontariato, al Distretto dell’economia solidale della Brianza fino a Legacoop.

 

Ciascuno, dal proprio punto di vista, concorde con Massimo Minelli - vicepresidente di Confcooperative Milano, Lodi, Monza e Brianza che ha aperto l’incontro di presentazione della ricerca - nel sostenere che la crisi vada affrontata con strumenti e metodi innovativi.

 

Minelli: “Don Primo Mazzolari, a un anno dal crollo delle borse del 1929 scriveva: ‘Casca tutto, ma se casca è perché non stava in piedi. Bisogna andare oltre’. E anche noi dobbiamo andare oltre e dobbiamo partire da ciò che c’è: le cooperative rappresentano l’8% del Pil, con l’indotto molto di più, l’anno scorso il nostro fatturato è cresciuto comunque del 2,5%, con l’Alleanza delle cooperative italiane si è creato un nuovo interlocutore. Le cooperative intendono fare la propria parte, le premesse ci sono tutte”.

 

Roberto D’Alessio, coordinatore del comitato dio Monza e Brianza di Confcooperative, si è incaricato di indicare i prossimi passi di come la cooperazione locale intende dare il proprio contributo allo sviluppo: “Quella presentata è solo la prima parte della ricerca, sui dati e le statistiche. Nelle prossime settimane avvieremo tavoli di confronto, focus group, su singole tematiche con tutti gli interlocutori presenti, delle istituzioni, delle altre associazioni datoriali e dei sindacati con il fine di completare l’analisi con riflessioni, approfondimenti qualitativi e ipotesi di intervento.

 

E già settimana prossima, segno del lavoro comune avviato, i rappresentanti brianzoli dell’Alleanza delle cooperative italiane e i sindacati confederali si presenteranno alla Direzione provinciale del lavoro per sottoporre dati e considerazioni comuni sulle difficoltà attuali delle cooperative autentiche e su quanto di illegale e di scorretto fanno le cooperative spurie”.

 

Per tornare ai dati, Egidio Riva, curatore della ricerca, ha rimarcato nel suo intervento come tra il 2007 - prima della crisi - e l’anno scorso le cooperative brianzole siano cresciute di numero dell’8,6% contro il 7% fatto registrare dalle altre imprese locali e contro il 3,7% segnato dalle cooperative in Lombardia. Così in Brianza si contano 9,33 cooperative ogni diecimila abitanti contro una media regionale di 12,57 cooperative ogni diecimila abitanti. Vero è che la maggioranza delle cooperative brianzole - il 55,9% nel 2011 - si concentra per valore della produzione nella classe fino a 500mila euro, rispetto al 47,9% del dato lombardo, ma negli ultimi quattro anni è cresciuta in provincia più che in regione l’incidenza relativa di quante superano il mezzo milione di fatturato.

 

Dal canto suo Pietro Cafaro, docente di Storia contemporanea all’Università Cattolica, ha ricordato l’origine della cooperazione in Brianza e rimarcato come le cooperative non occupino aree residuali dell’economia, ma siano colonna portante “dell’economia, intesa come ‘cura della casa’, vale a dire gestione della cosa comune, perché questo è il significato originario della parola economia e non ricerca spasmodica del profitto egoistico a tutti i costi”.

 

Monzabrianza Tv – la televisione del “Cittadino” di Monza il cui direttore Luigi Losa ha moderato l’incontro di presentazione della ricerca sulla cooperazione brianzola – trasmetterà in settimana le interviste ai curatori della ricerca e a Roberto D’Alessio.

 

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