L'assemblea dell’Unione interprovinciale “Per migliorare il modello di welfare” PDF Stampa Scrivi e-mail
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Venerdì 20 Dicembre 2013 11:55

“E’ la prima assemblea dell’Unione interprovinciale di Milano, Lodi, Monza e Brianza dalle nomine del nuovo consiglio del 17 febbraio 2012. Siamo qui per verificare cosa abbiamo fatto e soprattutto cose c’è da fare, a partire dal tema del welfare che abbraccia tutta Confcooperative e tutte le cooperative associate e non solo il settore delle sociali”. Massimo Minelli, vicepresidente dell’unione milanese e di Confcooperative Lombardia ha aperto così l’assemblea dello scorso 29 novembre convocata sul tema “Per migliorare il modello di welfare”.

 

Tra i presenti Claudia Fiaschi, vicepresidente nazionale di Confcooperative, Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia, Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e coesione sociale di Milano, Danilo Galvagni, segretario generale Cisl Milano, Paolo Petracca, presidente Acli Milano e Monza e Brianza e, infine, il direttore di Legacoop Lombardia, Barbara Farina, e Pierluigi Zuffada di Agci Lombardia.

 

Al presidente Alberto Cazzulani il compito di delineare lo scenario attuale e i prossimi obiettivi: “Il welfare non è solo tutela delle fasce deboli della popolazione, un buon sistema di welfare è giustizia sociale, è parità, è solidarietà tra le generazioni. E’ questo l’obiettivo cui deve tendere tutta l’organizzazione e tutte le nostre cooperative, al di là del settore di appartenenza. Il welfare non si costruisce solo con gli investimenti pubblici, ma è basato su relazioni e rapporti che accrescono il risultato finale. Se penso all’amministrazione comunale di Milano spesso le relazioni con il mondo della cooperazione non sono state fluide, se penso ai rapporti con gli istituti di credito non si può non riconoscere che molte nostre cooperative non ci pensano neanche più a bussare alla loro porta e anche il sistema delle Banche di credito cooperativo ha scarsissimo interesse nei nostri confronti”.

 

Che fare, dunque? E’ sempre il presidente a indicarlo: “Confcooperative continuerà a fare la propria parte sul fronte della rappresentanza politica e della tutela degli interessi delle associate, che vuol dire tutela degli interessi dei soci e quindi della collettività. Ma dobbiamo costruire insieme una rete a partire dalle commesse che tutti noi come cooperativa diamo all’esterno: impegniamoci, a parità di condizioni, a conferire incarichi ad altre cooperative così come Confcooperative Milano, se ha bisogno di supporti esterni si rivolge naturalmente alle associate. E stringiamo rapporti più stretti con le Bcc delle nostre provincie, entrando come soci e portando al loro interno le nostre istanze”.

 

Da Marco Granelli, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, è giunto l’impegno a cercare di intessere maggiori rapporti di collaborazione “al di là di quelli esistenti con singoli assessori, in un quadro complessivo di chiarezza nella rappresentanza”. Mentre da Fabrizio Tagliabue, presidente della cooperativa sociale Famiglie e dintorni di Sesto San Giovanni e membro del cda della Bcc della sua città, l’invito a considerare le Bcc non tanto per l’offerta commerciale, ma come partner strategici con valori comuni con le quali condividere l’obiettivo di costruire una società coesa.

 

Interessanti e seguiti gli interventi di Attilio Fontana, presidente dell’associazione dei comuni lombardi, che ha rivendicato la bontà degli interventi nel sociale delle amministrazioni locali, gravate da tagli nelle risorse sempre più rilevanti, e di Giovanni Fosti, docente di management delle amministrazioni pubbliche presso l’Università Bocconi, che ha tracciato i bisogni sociali futuri e le possibili risposte. A tutto campo la relazione di Claudia Fiaschi, vicepresidente nazionale di Confcooperative, sul ruolo possibile – e auspicabile – della cooperazione in un modello integrato di welfare che parte dal sociale e abbraccia tutti gli altri settori.

 

Durante l’assemblea è stato trasmesso parte del videomessaggio di Papa Francesco diramato in occasione del Terzo Festival della Dottrina sociale della Chiesa. Papa Francesco ha raccontato che la cooperazione associa i valori della solidarietà e della dignità al lavoro e che oggi rappresenta una forma di autoimpiego per i giovani e non solo. Ha spiegato di aver incontrato alcuni rappresentanti del mondo delle cooperative e di essersi “molto consolato” nel sentire che “per rispondere alla crisi, si è ridotto l’utile, ma si è mantenuto il livello occupazionale. Il lavoro è troppo importante. Lavoro e dignità della persona camminano di pari passo”. Ha raccontato inoltre di quando aveva 18 anni, nel ’54, e sentì suo padre tenere una conferenza sul cooperativismo cristiano. “Da quel tempo – dice – io mi sono entusiasmato con questo, ho visto che quella era la strada. E’ proprio la strada per una uguaglianza, ma non omogeneità, una uguaglianza nelle differenze”.

 

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