Cidiesse, lavoro e futuro al carcere Beccaria PDF Stampa Scrivi e-mail
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Venerdì 30 Maggio 2014 10:57

Cinque dipendenti assunti. Due in carcere e tre presso la sede della cooperativa. Destinati a diventare almeno 15. E’ l’obiettivo di Cidiesse cooperativa sociale di Milano con il progetto ‘Dal bullo al bullone’ all’interno del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano.

 

Le celle di rigore del carcere sono state abbattute e trasformate in laboratori e lì i giovani detenuti costruiscono quadri elettrici per l’automazione industriale: imparano a leggere schemi elettrici e a comporre i quadri. Retribuiti. E una volta tornati in libertà continuano a lavorare in cooperativa, questa volta come soci lavoratori per almeno un altro anno, finché non sono pronti a trovarsi un impiego da soli.

 

“Tutte le statistiche ci dicono che un detenuto, se ha un lavoro vero quando esce, difficilmente torna a delinquere. A maggior ragione se si tratta di un giovane: basta insegnarglielo e dargli possibilità concrete e la smetterà di fare il bullo” spiega Antonio Baldissarri, presidente della cooperativa.

 

Il progetto, avviato a gennaio dell’anno scorso, è stato presentato lo scorso 15 maggio all’istituto di pena minorile di Milano. Presenti, oltre al presidente e agli educatori di Cidiesse, Francesco Cappelli, Assessore all'Educazione e all'Istruzione del Comune di Milano; Lucia Castellano, consigliera regionale della Commissione Speciale situazione carceraria in Lombardia; Flavia Croce, Dirigente Centro Giustizia Minorile di Milano; Marco Granelli Assessore alla Sicurezza e Coesione Sociale del Comune di Milano; don Gino Rigoldi, Cappellano del Beccaria; Cristina Tajani, Assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Università e Ricerca del Comune di Milano; Fabio Pizzul, Consigliere della Regione Lombardia e membro Commissione Carceri; Monica Frediani, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Milano, e Umberto Zandrini, presidente di Federsolidarietà Milano, Lodi, Monza e Brianza.

 

‘Dal bullo al bullone’ non solo insegna ai giovani reclusi a leggere schemi elettrici e a realizzarli – da subito con un regolare contratto di lavoro e retribuiti – ma offre loro, una volta tornati in libertà, almeno un altro anno di lavoro in cooperativa e l’accompagnamento a trovarsi un’occupazione da soli. “Quando reputiamo che oltre ad aver imparato il lavoro sono abbastanza solidi da camminare sulle proprie gambe gli insegniamo a scrivere il curriculum, a sostenere un colloquio di lavoro, a non abbattersi per gli inevitabili rifiuti, a consultare gli annunci. Il tutto all’interno dell’orario di lavoro, per trovarsi un’occupazione fuori dalla cooperativa” continua il presidente Baldissarri.

 

La metodologia Cidiesse funziona. “Noi non offriamo un posto di lavoro vita nutural durante, ma prepariamo le persone a inserirsi autonomamente nel mondo de lavoro e nella società. Quando uno è pronto deve cercarsi un’occupazione fuori dalla cooperativa e lasciare il posto a un’altra persona in difficoltà” spiega Baldissarri.

 

“Uno dei rischi più grandi, che possano correre i giovani che provengono dagli Istituti Penali Minorili – ha affermato don Rigoldi – è di perdersi, una volta tornati liberi, e tornare a commettere quei reati che li escluderebbero nuovamente dal tessuto sociale. Offrire loro formazione professionale all’interno degli Istituti e un concreto inserimento lavorativo, contribuisce più che mai a rafforzare la loro autostima ed evitare fenomeni di recidiva. Per questo motivo considero il progetto della cooperativa Cidisse fondamentale”.

 

Nei 25 anni di attività di Cidiesse, la cooperativa ha formato al lavoro almeno 200 persone, fino a pochi anni fa in larga parte ex tossicodipendenti. Con ‘Dal bullo al bullone’ ha iniziato a occuparsi di minori a rischio, segnalati dai servizi sociali e portando all’interno del Beccaria un proprio laboratorio.

 

Cidiesse costruisce e commercializza quadri elettrici da 25 anni. La crisi ha colpito duro anche questo settore tanto che tra il 2008 e il 2010 la cooperativa è dovuta ricorrere alla cassa integrazione. Poi la svolta. Il fatturato dal 2008 al 2013 è cresciuto del 20% e oggi sfiora i 600 mila euro. Frutto di investimenti in nuovi prodotti e nella ricerca di nuovi sbocchi commerciali. L’obiettivo è crescere ancora e trovare una nuova sede almeno tre volte più grande dell’attuale, ancora quella degli inizi, all’interno della parrocchia di Santa Croce a Città Studi a Milano. I laboratori del carcere assicurano cinque postazioni di lavoro, tre destinate ai ragazzi e due agli operatori. La nuova sede dovrà accogliere almeno 15 ex detenuti oltre agli altri 15 soci lavoratori della cooperativa.

 

“Ogni detenuto costa circa 60mila euro all’anno: ogni giovane salvato dalla criminalità comporta alla società un pari risparmio. E se lavora paga pure le tasse” prosegue Antonio Baldissarri. L’avvio del progetto 'Dal bullo al bullone' ha comportato un investimento iniziale di circa 300mila euro, compresa la ristrutturazione delle ex celle di isolamento e la dotazione dei macchinari e delle attrezzature: il 40% finanziato da Fondazione Cariplo, il 24% da Enel Cuore, l’8% dal Comune di Milano e la restante parte coperta con un autofinanziamento della cooperativa.

 

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