Buoni dentro: al carcere minorile di Milano si fa il pane con Co.A.Fra PDF Stampa Scrivi e-mail
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Lunedì 22 Dicembre 2014 15:28

Un forno per panificio già attivo da quattro anni, uno nuovo in arrivo e soprattutto l’apertura di un negozio – con forno, ovvio – in apertura fra poche settimane. E’ “Buoni dentro” il progetto della cooperativa sociale Co.A.Fra – cooperativa agricola fraternità – di Cernusco sul Naviglio (Milano) all’interno del carcere minorile del Beccaria di Milano.

 

 

“Ogni anno formiamo 4 o 5 nuovi panettieri che così possono presentarsi, una volta usciti dall’istituto, con una professione riconosciuta sul mercato del lavoro. Un lavoro certo faticoso e duro, ma non privo di soddisfazioni e gratificazioni” spiega il presidente di Co.A.Fra Gaspare Oronzo Romito. “Abbiamo inoltre rilevato un panificio non distante dal Beccaria per completare il percorso formativo dei nostri allievi e metterli realmente alla prova nel mestiere, con orari e impegni tipici del fornaio. Aprirà a breve e non abbiamo dubbi che i nostri ragazzi non tradiranno le aspettative: questi ragazzi, quando hanno davanti una prospettiva concreta, quando hanno compiuto un salto di consapevolezza che li ha fatti ragionare sugli errori commessi e hanno assunto la responsabilità della propria vita, ci mettono l’anima e i risultati arrivano” aggiunge il presidente.

 

Co.A.Fra è impegnata inoltre all’interno del carcere di Opera con il progetto della fattoria “Al Cappone” che produce uova di quaglia per la grande distribuzione e offre occasioni di lavoro anche fuori dal carcere direttamente nella sede della cooperativa, a Cascina Nibai, di Cernusco sul Naviglio, sede anche dell’omonimo consorzio sociale, anch’esso impegnato sui due progetti.

 

Co.A.Fra è nata nel 1981 e oggi gestisce uno spaccio agricolo, alleva bovini, maiali e altre specie  da carne e animali da cortile, coltiva ortaggi e frutta, ha un laboratorio di macellazione e di trasformazione delle carni in salumi, di produzione di conserve e passati e un servizio di agriturismo con cucina tipica.

 

“Ma fare il pane è sempre stato uno dei sogni della cooperativa: quale prodotto meglio del pane simboleggia la fraternità, la condivisione, l’amicizia. Spezzare insieme il pane vuol dire diventare fratelli, stringere un legame indissolubile e produrlo significa quasi dare vita a materie semplici quali la farina e l’acqua” prosegue Gaspare Oronzo Romito. “Senza contare che chi fa il fornaio sovraintende a tutto il processo produttivo, dall’impasto alla cottura, e vede ogni giorno, o meglio ogni alba, il frutto concreto del proprio lavoro: credo che anche per questo sia un’attività adatta a dei giovani che fino a ieri facevano tutt’altro” conclude il presidente di Co.A.Fra.

 

Tra la produzione di “Buoni dentro” c’è ovviamente anche il panettone. “In occasione del Natale abbiamo ricevuto in comodato un negozio in centro a Milano, in via Solferino al 48, dove esponiamo e vendiamo, così come presso lo spaccio di Cascina Nibai, tutti i prodotti di Buoni dentro. Contiamo di vendere tremila panettoni” afferma Gaspare Oronzo Romito.

 

Il progetto, ci tiene a sottolineare il presidente di Co.A.Fra, marcia grazie al contributo di una rete di sostenitori di vario genere: dal fornaio in pensione che insegna e sovrintende la produzione allo studio legale Linklaters che ogni anno sostiene economicamente Buoni dentro.

 

Il progetto di Co.A.Fra è stato presentato in un convegno tenutosi il 15 dicembre presso l’istituto Beccaria organizzato dalla direzione carceraria, da Enaip Lombardia e dalla Fondazione Eris. Tra i relatori. Antonio Baldissarri, presidente della cooperativa sociale Cidiesse di Milano che da due anni gestisce un laboratorio di elettrotecnica presso il carcere nell’ambito del progetto “Dal bullo al bullone” e Pietro Ichini, giuslavorista e senatore che ha ricordato come negli anni ’80 contribuì a scrivere il regolamento interno di quella che sarebbe divenuta poi la cooperativa sociale Di mano in mano. “Allora non c’erano le previsioni di legge di oggi e, pur di dare lavoro a persone decisamente in difficoltà, andammo contro corrente: scrivemmo un regolamento che non rispettava per nulla la legge di allora” racconta. E prosegue: “Lo presentammo all’ispettorato del lavoro il cui direttore capì e disse: siete fuori dal seminato, senza dubbio, ma siete nel pieno rispetto della Costituzione laddove dice che la Repubblica è fondata sul lavoro, sul lavoro di tutti, s’intende. Be’ anche oggi, con una disoccupazione giovanile che oltrepassa il 40%, è necessario più che mai pensare e attuare strumenti innovativi, all’altezza della situazione e metterli in campo. Velocemente.”

www.nibai.it

 

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