Il saluto del presidente Cazzulani all'incontro all'Expo PDF Stampa Scrivi e-mail
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Martedì 10 Novembre 2015 08:33

Saluto di Alberto Cazzulani, presidente di Confcooperative Milano, Lodi, Monza e Brianza, alla riunione plenaria dei Direttori Milano/Expò

Milano 28 ottobre 2015

A nome della Confcooperative di Milano, Lodi, Monza e Brianza vi porgo il benvenuto a Milano.

Domandandomi come rendere il meno formale possibile questo saluto, su suggerimento del Direttore dell’Unione, proporrò a voi e a me alcuni spunti presenti nella recente lettera che il Capo dello Stato ha inviata al Sole24Ore e che è stata pubblicata la scorsa domenica 25 ottobre.

 

Con una azzardata e libera interpretazione vi invito a sostituire l’oggetto delle considerazioni espresse dal Presidente Mattarella nei confronti dell’Esposizione Universale di Milano con la nostra Confederazione e sinteticamente riporto quattro considerazioni:

1. Con riferimento ai fatti che hanno deturpato la città il primo di maggio e della reazione straordinaria che i milanesi hanno avuta nel ripulire i muri della loro città imbrattata e ferita, Mattarella sottolinea che tali re-azioni sono “comportamenti che confermano valori civici e generano cultura”

Come non pensare al nostro rappresentare e fare impresa come espressione di una nuova cultura che attraverso i valori civici crea occasioni di sviluppo e sana economia?

E come non essere certi che tale cultura, oggi, nasce dal cogliere le regole ed i controlli come opportunità. Questo era un messaggio che, anche nei lavori della mattinata di ieri nel Seminario organizzato a Roma sui temi dell’economia sociale e della legalità, emergeva costantemente nei diversi interventi.

Ma occorre partire dalla cultura poiché regole e controlli non bastano. Infatti come afferma Papa Francesco nella Laudato SI “quando è la cultura che si corrompe le leggi vengono intese solo come imposizioni arbitrarie e/o ostacoli da evitare”.

2. Rendere più forti le nostre imprese e la nostra organizzazione significa lavorare per “avere alle spalle una rete robusta di solidarietà, un sistema cosciente della propria funzione sociale (non solo economia e finanza), un retroterra di legalità, conoscenze diffuse, passioni civili, impegno condiviso.

Dobbiamo rompere la monotonia dell’abitudine che spesso condiziona il nostro operato perché le sfide che il cambiamento ci pone possono e debbono essere affrontate soltanto allargando lo sguardo e cogliendo le nuove connessioni

3. Diceva ieri mattina, nei lavori del seminario a cui facevo riferimento, il ministro Del Rio che “relazioni e connessioni sono il nuovo nome dello sviluppo dell’economia sociale” e mi permetto di aggiungere del nostro sviluppo associativo. Relazioni che ci aiutano a comprendere che la fruizione di nuovi diritti richiede maggiore consapevolezza dei propri doveri. Connessioni che portano con se conoscenza e coscienza nella chiarezza degli obiettivi e nel rispetto reciproco anche dei vincoli e patti associativi.

4. Mattarella chiudeva il suo intervento affermando che nel dopo Expo “tante sono le attese che non possono andare deluse. Si apre una nuova stagione nella quale dobbiamo essere più consapevoli del nostro valore e delle nostre risorse, con un senso maggiore del bene comune”. Tanto è stato fatto dalla conferenza organizzativa ad oggi, ma tante sono le attese che non possono andare deluse anche nella nostra nuova stagione assembleare.

Ecco quindi la necessità di richiamarci ad una rinnovata responsabilità associativa.

L’etimologia della parola responsabilità ha le sue radici nel latino “respondeo”. Esso esprime la reciprocità di un impegno: la “sponsio” è l’impegno di uno, la “responsio” è l’impegno dell’altro ovvero l’origine di una garanzia reciproca. E se il luogo del sorgere della problematica della responsabilità è l’orizzonte delle relazioni personali, eccoci tornare al tema delle relazioni e connessioni.

Applichiamo il suggerimento, che la radice del termine responsabilità ci offre, alle relazioni tra Direttore e Personale dell’Unione, tra Direttore e Presidente, Presidente e Consiglio, Consiglio e Associate, Cooperative e Soci e lavoriamo con rinnovato slancio alla reciprocità di questo impegno.

Diceva il Santo di Assisi: “Cominciamo col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso ci sorprenderemo a fare l’impossibile”. Se il necessario già lo facciamo osiamo andare oltre facendo tutto ciò che ci è possibile e come qualche secolo più tardi affermava Max Weber “nulla sarebbe possibile se non ritentassimo ogni giorno l’impossibile”.

Questo è l’augurio che ci facciamo reciprocamente.

Buon lavoro

Alberto Cazzulani

 

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