Chi crea posti di lavoro e non va all'estero? Le cooperative PDF Stampa Scrivi e-mail
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Venerdì 03 Marzo 2017 11:14

Le cooperative non delocalizzano. E non fanno voucher, checché ne dica il presidente dell’Inps. Anzi: aumentano gli occupati a tempo indeterminato, di sesso femminile e magari anche extracomunitari. E’ la fotografia in tema di lavoro delle associate a Confcooperative Milano, Lodi, Monza e Brianza scattata dal presidente Alberto Cazzulani nell’assemblea del 24 febbraio.

 

Certo, le associate tra il 2008 e il 2015 sono calate a 824, ma si contano numerose fusioni e pure alcune esclusioni.

 

I mali che affliggono la cooperazione? Sempre il massimo ribasso negli appalti pubblici – ribassi che spesso non possono garantire il rispetto del contratto di lavoro – e situazioni di “indifferenza e omertà che favoriscono la metastasi” di infiltrazioni criminali. Come all’Ortomercato dove si è riscontrata la presenza – è solo uno dei tanti casi – di un socio lavoratore di una cooperativa impiegato a part time per 8 ore alla settimana.

 

I fronti su cui concentrasi: la disoccupazione giovanile, alta anche a Milano, l’avanzamento dell’età dei gruppi dirigenti e i conseguenti limiti, le opportunità che la sharing economy riserva anche alle cooperative, l’impresa sociale, e non da ultimo lo sviluppo tecnologico e la robotica.

 

Senza dimenticare che – e forse è la questione principale dell’agire del movimento cooperativo – dallo scoppio della crisi i processi di concentrazione della ricchezza in sempre meno mani è proseguito a ritmi incalzanti e l’unico argine è rappresentato proprio dalle cooperative, le uniche a creare lavoro e nuove occasioni di reddito.

 

A seguire l’intervento di Cristina Tajani, Assessore alle Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano: la disoccupazione e quella giovanile in particolare – ha detto – sono le emergenze maggiori da affrontare. Come? L’assessore spiega come occupazione aggiuntiva a Milano giunga da aziende nuove, start up, e quindi vanno favorite e va creato un ambiente favorevole alla loro nascita. Come gli interventi della Fondazione Welfare Ambrosiano, costituita dal Comune, dalla Camera di commercio e dai sindacati, con i progetti di microcredito per auto imprenditorialità o FabriQ, l’incubatore di imprese di Quarto Oggiaro aperto oltre tre anni fa, o ancora il progetto di crowfunding civico.a sostegno di start up e di progetti imprenditoriali ad alto impatto sociale.

 

Sabina Valentini, Capo del Servizio Sindacale Giuslavoristico di Confcooperative, ha posto l’accento sulla riduzione di redditività operata dalle cooperative per mantenere e anzi implementare l’occupazione, unico settore ad averlo fatto nel nostro Paese, con tutte le difficoltà conseguenti. Sabina Valentini ha inoltre invitato a riflettere sulla sempre più marcata riduzione di risorse pubbliche in tutti i settori e la conseguente necessità di sostituire il committente pubblico con altri e si è complimentata degli interventi promozionali nelle scuole proposti dall’Unione di Milano.

 

Seguitissimo l’intervento di Massimo Bottelli, direttore del settore Lavoro, Welfare e Capitale umano di Assolombarda: bisogna cambiare mentalità, passare da logiche di controllo nei confronti dei lavoratori a logiche premianti gli obiettivi e i risultati, privilegiare formazione, aggiornamento e quello che viene chiamato smart working. Perché l’innovazione tecnologica brucerà posti di lavoro, ma ne creerà in misura superiore a patto che i lavoratori saranno adeguatamente formati.

 

Cogliere le opportunità e coglierle a Milano - perché è qui che ci sono - per creare valore aggiunto e ridistribuirlo in tutto il Paese è la conclusione della giornata di lavoro ad opera di Stefano Granata, vicepresidente di Confcooperative Milano, Lodi, Monza e Brianza.

 

Nella foto in alto: Alberto Cazzulani e Sabina Valentini; nell'altra Cristina Tajani e Stefano Granata

 

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