Uroburo, la follia creativa nell'arte orafa PDF Stampa Scrivi e-mail
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Giovedì 11 Maggio 2017 10:25

In ogni artista c’è un po’ di follia… E’ un modo di dire, pure abusato, che forse vale anche al contrario… Un po’ di follia aiuta la creatività. Comunque sia alla cooperativa Uroburo lo hanno fatto proprio: creano gioielli, sempre nuovi, anche nei materiali, facendosi affiancare da pazienti del reparto psichiatrico del vicino ospedale Fatebenefratelli. Anzi tre di loro sono diventati soci e uno ha appena raggiunto la pensione.

 

“Siamo una cooperativa anche nel metodo di lavoro, nel lavoro creativo: condividiamo tutto, idee, realizzazioni, sperimentazioni… Un laboratorio di creatività dove anche l’ingresso di persone nuove, magari con qualche difficoltà nel vivere, diventa occasione per provare, sperimentare, scoprire visioni nuove e un nuovo approccio alle cose… E funziona” racconta Sara Progressi, una dei cinque stilisti – tre italiani e due giapponesi - che animano la cooperativa da un punto di vista artistico.

 

“Uroburo è nata come cooperativa di inserimento lavorativo indipendente due anni fa” afferma Efrem Antoniazzi, il presidente “e tutt’ora condivide il proprio progetto con la cooperativa sociale di tipo B Città e Salute, di cui è stata per 14 anni un ramo d’azienda: nel 2001 infatti si sperimentò un laboratorio orafo per impegnare gli ospiti dei Centri psico sociali con cui la cooperativa collaborava”. Si propose infatti un primo corso intitolato “Il gioiello che sorride” tenuto dal maestro orafo Davide De Paoli a cui seguì la prima produzione di gioielli realizzata dagli allievi e i cui pezzi vennero venduti nel circuito delle botteghe equo solidali. Poi l’occasione di rendere autonoma l’attività del laboratorio e di aprire un negozio nel quartiere Isola di Milano, uno dei più trendy, animati e giovani della città.

 

I gioielli di Uroburo – è il nome del mitico serpente che si morde la coda e che simboleggia l’eterno ritorno – vengono ideati e creati interamente nel laboratorio di via Thaon di Revel 19. “Non è solo un lavoro di precisione, ci vuole dedizione, passione, capacità di accostare materiali diversi per creare effetti nuovi, dare forme che rispondano alla luce… Insomma lavorare la materia, tanti materiali diversi, ciascuno con il suo tempo di fusione, la sua diversa risposta agli attrezzi… E ogni volta iniziare da capo, sperimentare sempre, perché a Uroburo non ripetiamo mai le produzioni già fatte... Ecco: capire come fare un gioiello nuovo e capire chi hai al tuo fianco in quel momento in laboratorio, cosa gli passa per la mente e cosa desidera fare, che forme sogna, soprattutto se arriva dai servizi psichiatrici… Insomma ci vuole lo stesso atteggiamento, la stessa apertura mentale” spiega Emi Kato, giapponese, in cooperativa fin dall’inizio.

 

Tra le iniziative di Uroburo che continuano ad avere successo è “Fa’ la tua fede”. “Si tratta di un breve corso assistiti dai nostri maestri orafi dedicato ai promessi sposi che fabbricano così con le loro mani le fede nuziali” racconta il presidente. “Una piccola idea ma dal fortissimo significato simbolico” precisa Efrem Antoniazzi.

 

E il 19, 20 e 21 maggio Uroburo propone un corso di oreficeria con la maestra Margareta Niel per permettere a chiunque di realizzare il proprio gioiello dei sogni.

 

www.uroburo.it

 

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