Crisi, le relazioni sociali ci salveranno. Lo dice La Cordata PDF Stampa Scrivi e-mail
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Lunedì 28 Marzo 2011 10:44

“Ogni giorno ce lo chiediamo: stiamo scivolando verso il profit o assicuriamo una risposta ai bisogni che magari nessun altra cooperativa sociale affronta?”. La domanda se la pone Claudio Bossi, presidente della cooperativa La Cordata di Milano al convegno “Crisi, innovazione, economia civile” organizzato dalla stessa coop a Fa’ la cosa giusta, la fiera del consumo critico e consapevole, venerdì scorso a Milano.

 

“La Cordata è entrata in mercati che poco appartengono alla storia della cooperazione sociale, come l’accoglienza anche di tipo alberghiero, e si è fatta contaminare dal mondo profit e dal mondo degli investitori privati” racconta Claudio Bossi. “Operiamo una riflessione continua sulla nostra natura che deve restare sociale, ma non vogliamo chiuderci all’innovazione per essere in grado di affrontare l’esplosione dei bisogni sociali di una grande metropoli come Milano. Bisogni che esulano dai classici campi di intervento della cooperazione, ma che caratterizzano fortemente la città, soprattutto da quando è scoppiata la crisi”.


E ancora: “L’essere cooperativa sociale, se da un lato non deve rappresentare una limitazione nei settori di intervento, dall’altro deve caratterizzarne l’operato e soprattutto le modalità dell’operare. Perciò diventa importante come si impiegano i diversi fattori delle nostre produzioni - lavoro, capitali, persone, luoghi, capacità, progettualità – e importante non è il rapporto costi benefici, ma l’intensità e la qualità della relazione che inevitabilmente si instaura, una relazione tra la cooperativa e tutti i soggetti con cui viene in contatto e anche tra di loro. Una relazione complessa che ha come scopo la ricostruzione o la costruzione di un tessuto sociale consapevole. E’ questo il senso e il valore aggiunto della cooperazione”.


Parole che trovano riscontro, su di un piano macroeconomico, nella relazione di Andrea Di Stefano, economista e direttore del mensile Valori, nella cui compagine sociale trova posto Banca Etica. “Veniamo da una stagione fin troppo lunga di demagogia liberista o neo liberista che dir si voglia” ha spiegato Di Stefano. “Durante la quale l’analisi economica è stata soppiantata da un’ideologia, un’ideologia che è uscita ben presto dall’ambito economico e che ha pervaso l’agire quotidiano di tutti, fin dentro le relazioni personali: vale solo ciò che procura beneficio e profitto, un valore non umano che vale a partire proprio dalle relazioni umane. I risultati li viviamo, purtroppo, tutti da ormai tre anni a questa parte e anche il Terzo settore, secondo questa ideologia, ha solo un ruolo marginale, che deve restare nel recinto assegnatogli e che non ha il ruolo di riequilibrio e di spinta verso uno sviluppo, in quanto sostenibile, più duraturo, ma solo di esecutore a costi più contenuti di ciò che lo Stato non è più in grado di fare. Insomma ci siamo stufati di questa ideologia e ci vuole un’economia civile dove valgono le relazioni come ha spiegato Claudio Bossi”.


“Un dato: tutti gli anni i quartieri generali delle multinazionali americane, inglesi, francesi, tedesche che hanno una sede anche a Milano spingono per chiudere le sedi italiane perché costano troppo, non hanno a disposizione infrastrutture adeguate e via dicendo. Tutti gli anni i dirigenti che operano su Milano riescono a far digerire la copertura dei costi aggiuntivi e a non far chiudere le loro sedi. Perché? Perché dimostrano che il capitale sociale che qui trovano, fatto di intelligenze, capacità innovative, relazioni valgono molto più dei costi sostenuti. E’ un dato di fatto, squisitamente economico che travalica superficiali considerazioni di bilancio. Credo sia questo uno dei segreti per uscire dalla crisi e uscirne bene” ha affermato Nicola Zanardi amministratore delegato di Hublab, società di consulenza strategica nell’ambito dell’innovazione e contaminazione tecnologica.

Da sinistra: Claudio Bossi, Nicola Zanardi e Andrea Di Stefano

 

“L’aspirazione de La Cordata è dare senso all’agire economico come lo intendeva Luigi Einaudi: l’imprenditore non è colui che rincorre il profitto ma è chi lavora con passione. La passione del lavoro e il senso delle relazioni dà la misura del nostro fare cooperazione e del nostro fare impresa sociale” ha concluso Claudio Bossi.

 La cooperativa sociale di tipo A La Cordata, fondata nel 1989, conta 33 soci, 45 dipendenti, oltre duemilioni di fatturato, e gestisce case alloggio verso l’autonomia per persone disabili, per ragazze madri e per giovani in stato di abbandono, un ostello, una foresteria, un centro ascolto per famiglie, tre residence, un incubatore di imprese innovative, Jobox, all'interno del Villaggio Barona.

 

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